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Editoriale

Agricoltura Sostenibile per la Ripartenza dell’Italia

10 aprile 2020

Torino – Con il lockdown del nostro Paese prorogato (giustamente, a nostro avviso) fino al 4 maggio, si comincia a parlare della ripresa dell’economia e delle attività produttive, che sarà quasi certamente molto difficile e problematica. Tra i settori che rischiano di soffrire maggiormente c’é sicuramente l’agricoltura, di cui il Decreto “Cura Italia” si é occupato con l’articolo 105 del Decreto-Legge del 17 marzo scorso.

Le necessità del comparto agricolo non riguardano solo il presente, con l’obbligo di continuare a fornire ai cittadini le abituali quantità di prodotti, ma anche le prospettive future di tutto il settore, con molte aziende che già nei mesi e negli anni scorsi avevano messo in luce la necessità di cambiare alcune dinamiche che non facilitano il lavoro di molte aziende, soprattutto quelle piccole e medie (senza dimenticare i piccoli produttori delle micro-aziende).

Secondo la nostra testata é arrivato il momento di sostenere in maniera decisa l’agricoltura naturale e sostenibile, anche praticata dai produttori più piccoli, operando una riduzione delle procedure burocratiche necessarie per lavorare la terra, magari estendendo le fasce che hanno diritto a pratiche semplificate fino a 6 ettari e ad una resa di 10.000 euro annui. Da non dimenticare, inoltre, la possibilità di farsi aiutare da parenti e amici a titolo gratuito e per brevi periodi di tempo, con modalità simili a quelle dei vecchi voucher (fatta salva la tracciatura dei movimenti dei cittadini, che non devono poter approfittare di questa situazione). Minore burocrazia non deve significare, tuttavia, minore legalità: il “caporalato” agricolo e la collaborazione per sostenere in una piccola azienda agricola non soni assolutamente la stessa cosa e devono essere ben distinte, con controlli delle autorità che devono riguardare anche le campagne e le zone agricole.

Aiutare le piccole aziende che praticano l’agricoltura sostenibile sarebbe, a nostro avviso, un provvedimento lungimirante, che avrebbe ripercussioni positive anche sul medio e lungo periodo, aiutando molti piccolissimi produttori di “eccellenze” italiane. Non bisogna dimenticare, inoltre, come la collaborazione alle aziende agricola possa portare anche dei benefici culturali, con la riscoperta delle tradizioni agricole e del loro valore. L’idea é quella di favorire già da ora un ciclo virtuoso che possa portare alla rinascita delle feste di fine vendemmia e di altre tradizioni che possano aiutare le nostre aziende del comparto agricolo a ripartire, facendo andare di pari passo innovazione e antiche pratiche agricole. Donato D’Auria